Rimbombi – VI

by waxen

Dopo alcuni secondi, una telefonata avvertì il Generale che la missione aveva preso il via.
Il Generale, a migliaia di chilometri di distanza dal luogo in cui la missione si stava svolgendo, se ne stava affacciato al balcone del suo studio, con lo sguardo perso nello spazio, verso l’orizzonte, e la mente traboccante di pensieri. Non guardava il vuoto, né chissa quale panorama; il Generale guardava oltre. Se avesse avuto la possibilita di farlo, il suo sguardo avrebbe iniziato a correre verso il punto in cui cielo e terra andavano ad unirsi, lo avrebbe superato una volta, forse due, quasi fosse stata una corsa ad ostacoli, avrebbe scavalcato montagne, guadato fiumi, attraversato mari, disboscato foreste e poi avrebbe continuato a superare quella linea immaginaria fin quando i suoi occhi non fossero giunti in un punto tale da permettergli di vedere ciò che stava accadendo sul campo di battaglia. Solo a quel punto avrebbe trovato quiete e, senza nemmeno cercare di riprender fiato, avrebbe iniziato a godere dello spettacolo che stava andando in scena.
Il Generale era un uomo che amava la guerra, con tutto se stesso, in modo irrazionale, perché non c’è nulla di razionale nella guerra, e lui lo sapeva benissimo, perché di guerre ne aveva viste e combattute tante. La guerra lo inebriava. Pronunciare quella parola gli provocava la bava alla bocca, ne adorava il suono, il significato, l’aura che la circondava, le cause e le conseguenze.
Guerra.
Quale espressione più totale, più grandiosa, più perfetta, più indescrivibile per raccogliere in un solo termine l’essenza più pura della dualita umana? l’ordine e il caos, la vita e la morte, l’onore e la codardia, l’Eros e il Thanatos, il tutto e il niente, perché la guerra è tutto, ma anche niente, se volete crederci.
Quanto vale la vita di un essere umano? tutto? niente? se la morte di un essere umano significasse poterne salvare altri mille? se fosse necessario farne morire mille perché solo uno possa arrivare a compiere ciò per cui è stato predestinato? il destino degli uomini è bizzarro e incoerente, privo di ogni logica, sicuramente cinico e spietato. Il destino degli uomini non è nelle loro mani. Come può un uomo pretendere di arrivare, da solo, a comprendere disegni molto più grandi di lui? come può vivere sapendo di essere soltanto una pedina? gli si fa credere di possedere il libero arbitrio, la possibilita di scegliere, e lo si convince che sia effettivamente così, in modo da poterlo utilizzare nel migliore dei modi, al momento opportuno, senza che abbia alcunché da ridire; lo si illude del fatto che, se la sua vita ha preso un certo corso, è stato merito delle sue scelte, e poi…
Povero idiota.
Esiste sempre un disegno; forse lo hanno tracciato altri uomini, forse l’ha tracciato Dio stesso, non ci è dato saperlo, ma quel disegno c’è, senza ombra di dubbio, e non si può far finta che non esista. Nessun uomo è in grado di sostenere coi suoi sensi l’impatto con una vera verita. Chiunque pensi di poterlo fare si sta solo ingannando, non intuendo che, per quanto possa sforzarsi, non otterra mai una risposta ai suoi interrogativi.
Così è sempre stato, così è, così sempre sara.
La mente del Generale formicolava, i suoi sensi erano sovraeccitati, ogni fibra del suo corpo era in tensione. Annusava l’aria inspirando lentamente e a fondo, chiudeva gli occhi e si lasciava andare all’immaginazione. Sentiva di percepire l’odore della terra che bruciava e si inceneriva sotto i bombardamenti, della nafta che si sprigionava dai tubi di scappamento dei mezzi corazzati, della polvere da sparo in combustione nell’aria, negli oggetti, nei corpi.
Nella sua mente aleggiavano distintamente i rimbombi di esplosioni troppo lontane per essere realmente udite, le urla dei feriti che si trascinavano ormai monchi, o zoppi, o storpi, verso chissa quale inutile destinazione, i sibili sottilissimi dei proiettili che fendevano l’aria e si conficcavano in qualunque ostacolo trovassero sul loro cammino, il ruggito dei motori, il cielo illuminato dai traccianti della contraerea. Ebbe la visione di intere citta cadute nell’oscurita e spazzate via da un alito di vento infuocato e divino che lasciava alle sue spalle soltanto morte e distruzione.
Il Generale entrò in estasi.
A mezza voce mormorò:


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