Nubi di ieri sul nostro domani odierno.
Fig.1: La gente ama in privato ciò che disprezza pubblicamente.
“Non ha niente di negativo, semplicemente lo
vediamo stonare tra le pagine del magazine”
Una tizia in redazione
“La vita reale è soltanto il riverbero dei sogni dei poeti”
Stendhal
Nel 1989, una delle band più originali e alternative del panorama musicale italiano, gli Elio e le Storie Tese, lanciava sul mercato un singolo promozionale intitolato “Nubi di ieri sul nostro domani odierno”. Lungi da loro articolare un brano che potesse vantare una qualsiasi velleita profetica (specie se, per pura passione musicale, si voglia andare ad analizzare il testo della canzone stessa), ma una così armoniosa e secca, per quanto bizzarra, vicinanza di termini, ognuno estremamente evocativo per sua intrinseca natura, lascia spazio illimitato a riflessioni e congetture su una realta e su un quotidiano che coinvolgono indistintamente ognuno di noi, in maniera costante, dopo ormai quasi 20 anni.
Parafrasare il concetto di fondo diventa un gioco mentale esaltante.
Le nubi, istintivamente accostabili ad un senso di grigiore e di disagio, pur provenendo da uno ieri (del quale tocca a noi stessi quantificare la distanza temporale), si proiettano sul nostro (di tutti) domani, che, per quanto lo si voglia localizzare nel futuro, finisce per appiattirsi ed adagiarsi sull’odierno, con dinamiche per nulla distanti da quelle che contraddistinguevano l’arte del periodo precedente al Brunelleschi. Il gioco di parole diventa fin troppo facile; si finisce per ritrovarsi in un contesto in cui, spesso e volentieri, si è perso di vista il concetto di prospettiva.
Apro un quotidiano a caso e mi trovo nel più completo imbarazzo, non sapendo quale articolo andare a leggere: Il sondaggio sulle abitudini sessuali delle donne italiane? le voci e i pettegolezzi sul festival di San Remo? Potrei cercare di informarmi su cosa accade a casa mia e nel mondo: politica interna, politica estera, ma forse gli articoli più succosi stanno nelle pagine di cronaca. Se guardo un TG non serve neanche che vada a cercarmeli, me li offrono direttamente a tavola, a ora di cena:
- “Salve signore, cosa posso portarle?” – mi dice il giornalista / cameriere.
- “Non saprei, qual è il piatto del giorno?”
- “Omicidio”
- “Omicidio?”
- “Possiamo prepararglielo secondo varie ricette. Coi vicini di casa, allo stadio, passionale, a seguito di un rapimento, per terrorismo o anche senza movente. Le porto a parte un po’ di lacrime come condimento? oppure preferisce qualcosa di più leggero? un piatto scolastico? bullismo? rapporti insegnanti – studenti? utilizzi impropri del telefonino?”
- “Ho perso l’appetito”
La prospettiva non è scomparsa, la prospettiva è semplicemente cambiata. Siamo entrati nel fantastico mondo di M. C. Escher; puoi salire quella scala di fronte a te, gradino per gradino, per giorni, mesi, forse anni, ma nessuno ti assicura che prima o poi raggiungerai la cima.
Così ti chiedi se non avessero ragione, a loro volta, Anthony Burgess e Stanley Kubrick, rispettivamente scrittore e regista di “Arancia Meccanica”, che ci dipingevano spietatamente le controversie di un universo per nulla parallelo al nostro, quanto inquietantemente incidente, nel quale, però, la violenza non era causata da fattori esterni, quanto dalla natura innata dell’uomo. Nessuno accusava il Marilyn Manson di turno e nessuno criticava forme d’espressione artistica e letteraria che potessero traviare le povere menti di giovani indifesi (l’iconografia di “Arancia Meccanica” è spudoratamente cruda e minimale, la colonna sonora è affidata al buon vecchio Ludovico Van (Beethoven N.d.A.)), che ben poco rassomiglia ad un “cattivo maestro”.
Chiunque ricordera la provocazione estrema: Alex De Large, in carcere, chino su un tavolo a leggere la Bibbia e a fantasticare: “Avevo letto tutto sul supplizio e la corona di spine e mi vedevo a prender parte e, magari, al comando della flagellazione e della crocifissione, tutto vestito all’ultima moda romana. Non mi era piaciuta l’ultima parte della Bibbia, perché è quasi tutta predica e non c’è vera lotta, e non c’è più tanto su e giù; a me piacciono le parti in cui quei vecchi ebrei si picchiano di santa ragione e poi sturano alcune bottiglie di israeliano e si infilano a letto con le damigelle delle mogli. Io ci campavo su quel libro”.
Ho approfondito, ho ricercato e ho trovato un sito illuminante: “the Brick Testament” – www.thebricktestament.com, in cui svariati passi della Bibbia vengono messi in scena con l’aiuto dei celeberrimi mattoncini Lego. Un’idea che avrebbe fatto la gioia di schiere di educatori cristiani, se non fosse per il fatto che il sito segnala, a mo’ di codice di autoregolamentazione, la presenza di scene di nudo, sesso e violenza all’interno dei versetti rappresentati.
In che direzione ci stiamo dunque muovendo? stiamo avanzando verso il passato? stiamo regredendo verso il futuro o forse abbiamo raggiunto una sorta di impasse temporale?
DeLorean, salvaci tu.


gennaio 27th, 2009 at 22:45
Io penso che, invece, siamo uguali a ieri. Ma, meno ipocritamente e meno nascostamente spietati. Perchè oggi abbiamo più strumenti per sapere senza nascondere l’omertà nell’ignoranza. E ciò ci rende, per un canto, più crudeli.
e più vittime.