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Mostri metropolitani.

settembre 18th, 2009 | 3 Commenti | Inserito in Archivio, Racconti
Fig.1: Un acceleratore di particelle visto dall’occhio di un elettrone.

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La mattina mi alzo con calma, molta calma: ho i miei tempi. Andare in facoltà non è una priorità, mi basta arrivare puntuale per il primo caffè con gli amici, poi le lezioni si seguiranno da sole. Non rifaccio il letto, cammino scalzo per casa e, quando mi lavo i denti, lascio scorrere l’acqua anche mentre sto spazzolando.

Mi tuffo dentro l’armadio, controllo cosa m’è rimasto appiccicato addosso e mi vesto così: casual. A chi interessa se i miei pantaloni non si intonano alla felpa? spazio tra decine di toni di nero, non ho motivi per arrovellarmi. Qualcuno si occupa ancora di emarginare chi porta i calzini bianchi corti?

Chiudo porte e finestre a doppia mandata ed esco, spostando lo zerbino del vicino davanti alla porta di casa mia. Un giorno avrò uno zerbino tutto per me, non appena ne troverò uno con scritto: “Oggi no. Grazie”. Porto giù la spazzatura, accuratamente differenziata, e butto il sacchetto della carta dentro al cassonetto per il vetro, la plastica nel cassonetto per la carta e le bottiglie di vetro nell’umido. Il resto lo mollo sul bordo del marciapiede. Mi piace così.

In metropolitana mi accodo a chi timbra il biglietto e supero il tornello senza preoccuparmi dei controllori, ché tanto sonnecchiano, o rincorrono la zingarella di turno. No bip, here we go, dritto in banchina.

Mi ficco una sigaretta tra le labbra e mi godo il panico che si insinua tra le vecchiette e le madri con bimbetti a seguito. Mi fissano. Sembrano volermi dire: “non si può fumare qui!”, ma chi è che fuma? io ho solo una sigaretta tra le labbra, ed è spenta. Ho ragione e me ne vanto. Sgomito per stare davanti a tutti, poco oltre la linea gialla e, se mi chino abbastanza, riesco a vedere il treno arrivare dal fondo del tunnel, ancor prima di sentire addosso lo spostamento d’aria.

“Mamma, hai visto quel signore?”
“Vieni qui, Carlo!” risponde lei, e lo prende in braccio.

Meglio non rischiare che i bambini mi si avvicinino. Non devo avere un aspetto rassicurante, ma in città è comodo apparire così: ti aiuta ad evitare scocciatori, strilloni, questuanti, e prodighi altruisti che cercano di far difendere al tuo portafogli la causa di migliaia di bambini sfruttati da una celebre multinazionale di calzature. Le indosso anche io, fate un po’ voi, e non mi pongo il problema di chi le ha cucite, almeno finché restano intere.

Sul treno conquisto il mio spazio. Mi sdraio sul palo centrale, a cui tutti dovrebbero aggrapparsi, e mi godo gli altri che cercano di salvare la pelle ad ogni frenata brusca. Non mi siedo mai: odio l’idea che qualcuno mi si avvicini con l’aria afflitta e mi chieda di cedergli il posto. Se sto contro il palo nessuno può dirmi niente: spazio comune, nessuna agevolazione per vecchi, gravide e storpi e, in più, mi posso godere un bel massaggio gratis lungo tutta la spina dorsale.

Poche fermate e sono a destinazione.

Passeggio placido lungo il vialetto che porta alla facoltà. Accendo finalmente la mia sigaretta, e rifletto. Rifletto sul mondo che va a puttane. Rifletto sulla gente scontenta e incazzata. Rifletto sul fatto che, sotto sotto, anche io ho fatto la mia parte in questo enorme e desolante spettacolo, e me ne compiaccio. Sono parte di un tutto. Sono uno di voi.

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3 risposte to “Mostri metropolitani.”

  1. zazie zazie dice:

    Bello, mi è piaciuto tanto ma tanto. Ero lì. Ero io, pure. Oppure no, forse no. Non so. So che mi è piaciuto tanto, ma proprio tanto. E tornerò a rileggerlo (di tanto in tanto).

  2. Van deer Gaz Van deer Gaz dice:

    Wax, che bello che è, ‘sto post.
    Tornarò spesso anch’io in e a ‘sto post.
    Anch’io sono uno di noi.

  3. benze benze dice:

    perchè mai mi ero persa questa meraviglia?

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