Minuto 6.54: la realizzazione sonora della presa di coscienza.

by waxen

Vid.1: Progettazione, realizzazione ed utilizzo dell’unica vera arma di distruzione di massa.

La tecnologia sta cercando di dirmi qualcosa, probabilmente. Cerca di lanciarmi un messaggio. Mi tende una mano: lo fa in modo inquietante, con dita asciutte e nodose, unghie lunghe e appuntite, vene gonfie e bene in vista. Sul palmo nessun segno: è tutto bianco, è tutto liscio. Niente linea della vita, niente linea della testa, niente linea della fortuna, niente impronte digitali. E’ anonima, perfetta, asettica, igienica: non ha rimpianti, non ha rimorsi. La tecnologia vuole connettermi, vuole annettermi, vuole avvicinarmi alle persone, vuole farmi ritrovare i miei vecchi amici, vuole che tenga stretti contatti con quelli attuali e non resiste alla tentazione di farmene trovare di nuovi. Altra gente per me, a domicilio. La tecnologia non sa, o finge di non sapere, che non voglio avere a che fare con nuove persone, né  muoio dalla voglia riallacciare contatti con quelle vecchie (tutta gente scomparsa dalla mia vita da anni, ormai). La tecnologia non sa che, specie ultimamente, fatico addirittura a sopportare me stesso, figurarsi qualcun altro, figurarsi un qualunque sconosciuto (sia del passato, che del futuro, e anche del presente, inquietantemente) che di me vuole sapere tutto, ma non bada affatto a tutto ciò che ha già davanti agli occhi. Vuole il resto. Non c’è un resto, e forse non c’è nemmeno ciò che ha già davanti agli occhi. Nell’era della comunicazione mi piacerebbe che qualcuno avesse qualcosa da dirmi, o che mi regalasse un po’ di silenzio. Mi piacerebbe, davvero. Ma so che chiedo troppo.