Logos – VII

by waxen

Tempo contratto,
tempo eloquente,
trascorso nel nullo cercare di fare
dei suoni pensiero,
non certo emozione,
(non penso sia quello che conti davvero)
la forma, grandiosa,
se non ridondante,
dell’aria che vibra percossa da idee
su grandi fonìe,
su vie capricciose;
eppure lontano, lo vedo, ondeggiando
la testa, dicendo
di no, con la barba
arricciata e canuta,
si staglia un complesso di membra e fattezze
che non certo umane
si possono dire.

Lo guardo,
mi dice:

- “Demente, tu, come quegli altri,
che hai perso giornate
nottate, momenti,
per darti all’intarsio di sole parole
che giusto incomprese
potranno restare,
perché tutti quelli a cui vuoi parlare
son miei, dannazione,
li ho fatti miei figli,
nel gelo che solo io posso domare,
che rende la mente
una vana illusione,
che rende sovrana
la somma idiozia,
che fa del tuo scopo una vile ossessione”.

- “Chi sei?”,
dico io,

e lui mi risponde:
- “Dovresti sapere
chi sono, io solo
posseggo quel dono:
Criogene è il nome che tu mi hai donato
e l’ho gia trovato
quell’uomo che altri
avevan cercato per farne poi cosa
non l’ho mai capito.
Io l’ho posseduto,
ne ho fatto mia merce
l’ho poi rivenduto a lui stesso,
e il prezzo era alto,
ma lui l’ha pagato
ed ora che vuoi?
chi sei? dannazione!
se cerchi di darmi il tormento
non è il tuo momento,
e inoltre hai fallito nel porti ogni fine,
ché l’uomo è perduto,
ormai mi appartiene,
sparisci, perciò, è il mio tempo che viene”.


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