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La Dismissione.

febbraio 3rd, 2010 | 2 Commenti | Inserito in Articoli

In un periodo di profonde tensioni sociali come quello che stiamo vivendo, nel quale il lavoro è diventato un lusso che sempre più spesso uccide, piuttosto che nobilitare, c’è una piccola raccolta di poesie che non potete mancare leggere: “La Dismissione”, di Fabio Orecchini. Fatelo vostro, basta soltanto un click.

Parlare di poesia non aiuta la poesia, e di questo sono pienamente convinto. Parlare a chi legge, invece, è un atto quasi dovuto, specie nei confronti di chi, per la prima volta, si avvicina ad un testo che ha molto da dire e, con coraggio, accetta la sfida di addentrarsi nel microcosmo fondato sulle sue pagine per raccoglierne i piccoli tesori nascosti.

Esiste, ormai, tutta una serie di presupposti linguistici e sociali che permettono di vivere l’esperienza di un’opera passando direttamente attraverso il suo autore, senza la necessità di ripulire reperti polverosi, innalzando ipotesi su pensieri espliciti evidenti o su significati nascosti tra le righe, tra le parole, nelle parole. Disquisire su qualcosa che vive di per sé a chi giova? a cosa giova? (questo è particolarmente vero nel caso in cui ci si trovi ad esplorare componimenti ancora giovani, liberi dallo strato di polvere che ricopre produzioni più datate). A che pro leggere queste righe, dunque? semplice: esistono casi sporadici (pochi, ma di livello) in cui il quid letterario diventa particolarmente peculiare e adatto a palati più avvezzi a determinati canoni di gusto; in questi casi diventa utile offrire al lettore una lente d’ingrandimento che lo aiuti a godere al meglio non solo dei contenuti dell’opera in questione, ma della loro forma espressiva che, per quanto se ne possa dire, non è mera tecnica, ma abnegazione nei confronti di un risultato. Esprimere un pensiero è qualcosa alla portata di tutti, esprimerlo in modo tale da farlo arrivare esattamente per come è nato, molto meno. Poesia non è dire qualcosa e mandarla a capo a casaccio: il verso non si scrive, ma si compone.

La Dismissione raccoglie in sé un’allettante quantità di strati di lettura, in ognuno dei quali ogni parola pesa come un macigno intelligente, mirato a colpire bersagli precisi della corteccia cerebrale, oscillando nelle anse più anguste del metalinguaggio. Il timbro e il ritmo si fanno verbo, le parole si sublimano nella sonorità; ci si trova di fronte melodie senza musica in cui le vibrazioni nascono dal concetto e su di esso fanno eco, rimbalzano, riverberano e si dissolvono di schianto, sdrucciolando e polverizzandosi come Eternit (con effetti similari), generando un impianto stilistico profondamente neo[n]estetico, sia per il lessico che per la sintassi, sia per i temi coinvolti che per il modus narrandi.

Si dimentichi la foresta di simboli, la percezione e la rielaborazione: in queste pagine domina la crudezza del significato e dell’uso che se ne fa, nient’altro. Nessun trabocchetto sinestetico (a meno di non voler considerare la sinestesia nella sua accezione più strettamente psicologica). Se il corpo diventa corpo[razione], lo fa per estroflessione naturale e non per chissà quale lambiccamento, se il [colla[ge]ne] attua linguisticamente l’equivalente della fusione a freddo, lo fa per realizzare fisicamente l’accostamento di tasselli mentali scorrevoli, a scomparsa, e non [solo] per stuzzicare curiosi accostamenti semiotici. È la lingua che si adegua al mondo che descrive, rinascendo dalle sue stesse ceneri e schivando i Rifiuti Solidi Urbani che la circondano. Unica tecnica possibile: Voltare Pagina, fino a raggiungere una Deflagrazione Interiore di struttura inquietantemente sindonica.

Ma meglio non andare oltre, almeno per ora.
Semplicemente.
Voltate pagina.

Gaspare Bitetto

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2 risposte to “La Dismissione.”

  1. blepiro blepiro dice:

    Ben fatto Gas. Scaricato & apprezzato.

    ps: vedo che è sotto il grande Lello Voce. Un amico in comune ;)

  2. Gas Gas dice:

    lo dico sempre che il mondo è minuscolo :)

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