Inferno Reloaded VI, 82-117 (il canto di Bondi)

by waxen

[...]

mi volsi e ‘l mio guardare non potette
mancare di posarsi su un figuro
dalle movenze sghembe ed imperfette.

Rideva, barcollando, contro un muro,
petando come un obice inceppato
zaffate di un aroma atroce e impuro.

“Chi sei?”, gli chiesi, accorto e spaventato.
Rispuosemi: “Son Sandro, e fui poeta,
frequentator di camera e senato,

e poi ministro, mistico ed asceta,
pel grande Silvio, pria che m’infartuassi.
Adesso vago, irriso e senza meta.

Ma tu chi sei, che avanzi a grandi passi?”.
“Mi chiamo Dante” – dissi – “o vermo informe,
ch’hai pascolato fiero in mezzo ai crassi.

Ma contravvieni, adesso, a quelle norme
che sono d’uso in quelle losche bande
che fanno stragi a colpi di riforme

e dimmi: che ti lega a queste lande?”.
Rispuosemi: “Onanismo è il mio peccato.
Un moncherino vanto come glande,

giàcché, sfregando, tutto ho consumato
quel poco che natura avea concesso.
Qualcuno, a volte, pure mi ha accusato

di darmi ad atti riguardanti il sesso
fra uomini, o animali, o anche entrambi;
ma non ricordo se sia mai successo:

si tratterebbe d’esseri assai strambi
per perpetrar con me tal fatti osceni.
Però, lo sai che c’è? due colpi a Bambi…”

Udendo tali verbi i miei surreni
lasciàro andar ‘sì tanta adrenalina
che corsi via volando, senza freni,

scalando in fuga l’erta più vicina,
per incontrar soggetti meno orrendi
e far tornar la comedìa “divina”.