Il nemico alle porte.
by waxen

“There’s a very fine line between being scared and concerned.
Since I don’t like to say i’m scared i say i’m concerned.
But you know what? I really might be a little bit scared.”
.
La gente si è fatta prudente. Non dice di aver paura, ma preferisce non rischiare nulla, perché a nessuno piace cacciarsi nei guai, specie se, in qualche modo, nei guai c’è già. Alla gente manca il coraggio che ha sempre avuto, manca la voglia di rischiare, di osare, di esprimere in maniera incisiva un’opinione fuori dal coro. Omologarsi, soprattutto per i più giovani, è diventato un must, un modo per sentirsi più sicuri e meno soli. Guardo la gente per strada: tutta uguale. Ascolto i loro discorsi: già sentiti. Provo a comunicare con loro: ci riesco solo fino ad un certo punto. Eppure si tratta di altre persone, persone come me. Perché c’è un abisso a dividerci? ognuno si batte per difendere il proprio status quo, salvo accettare che sia qualcuno di molto più potente di lui ad imporgliene uno nuovo. Restiamo chiusi in casa, mettiamo enormi lucchetti alle nostre porte, ci addormentiamo quasi-felici, semi-sereni, davanti alle nostre televisioni, e intanto, fuori, è l’inferno. I problemi esistono, ma: “passeranno”. La gente resta ferma ad aspettare un segno divino, della manna dal cielo e, intanto, non riesce a fare altro che iniettarsi in vena un’altra dose di novocaina. Aiuterà a sopravvivere un altro giorno, poi, chissà.
Poche altre volte, invece, la gente sceglie di tramare di nascosto. Non dice di aver paura, ma preferisce che i suoi progetti rimangano nell’ombra, perché a nessuno piace ammettere che sta per finire nei guai, specie se, in qualche modo, se li sta andando a cercare.
L’aria è pesante. La gente è leggera. E come un enorme mucchio di palloncini, vola via.

Grazie, Waxen.
L’ennesimo bel colpo.
Bella Waxen, davvero.
“Perché c’è un abisso a dividerci?”
Provo a scrivere dove vedo l’abisso di cui parli.
Pensare costa fatica e pochi sono quelli che hanno ancora il tempo o la voglia o la capacità di farlo. Aumenta esponenzialmente l’accesso alle informazioni, ma senza questo sforzo, la fatica del pensare (che è prima di tutto un divertente gioco creativo di cui i più si sono purtroppo dimenticati) non ci sono pensieri nuovi e originali, non c’è possibilità di passione, non c’è coraggio, non c’è nessun osare, non c’è nulla da esprimere, non c’è più nemmeno voglia di comunicare davvero (comunicare cosa?). Allora rimane la tv la sera e il proprio orticellino da difendere a tutti i costi; rimangono le idee preconfezionate che costano poco, non danno responsabilità e posso sempre buttarle e far cambio con altre, tanto non sono le mie, perché dovrei tenerci (o addirittura mettermi nei guai)? Così, neanche tanto lentamente, si muore dentro perchè si atrofizzano la capacità e la voglia di creare e di trarne piacere (il piacere e il creare sono parte fondamentale della vita) e si vive passivamente, come consumatori ammaestrati e sempre meno “intelligenti”, omologandosi per sentirsi meno soli, già. E allora c’è la novocaina (che è?) la sera e l’incapacità di vedere e capire cosa succede attorno, incapacità che pian piano diventa indifferenza. E paura.
L’aria è pesante. La gente è leggera. E come un enorme mucchio di palloncini, vola via.
(Io però una speranza ce l’ho sempre. Anche perchè poi di gente che pensa ce n’è, magari poca, ma ce n’è. )
e magari finisse come nel film “UP”, quello del vecchietto che tenta di realizzare i propri sogni a cavallo di milioni di palloncini…
l’aria che tira è pericolosa, Waxino: sa di individualismo sfrenato. E la politica, anzi, i politici, hanno notevoli responsabilità di questo “mal-sentire” ed obnubilamento delle menti.