Edgar Lee Masters – Antologia di Spoon River
by waxen

Quando Cesare Pavese scoprì in uno dei cassetti di Fernanda Pivano la traduzione italiana dell’Antologia di Spoon River, e la portò alla Einaudi nel 1943 affinché la pubblicassero, si lasciò andare a questa chiosa: “Lee Masters guardò spietatamente alla ‘piccola America’ del suo tempo e la giudicò e rappresentò in una formicolante commedia umana. [...] Le spettrali, dolenti, sarcastiche voci di Spoon River ci hanno tutti commossi e toccati a fondo”. Ora, ci sarebbe bisogno di aggiungere altro ad un commento del genere? ne dubito, quindi io stesso mi chiedo che senso abbia scrivere una recensione su questo libro, specie trovandomi in piena sintonia con Pavese, che non è un signor chiunque. Così non scriverò una recensione, mi limiterò a buttar giù qualche commento spontaneo.
Ne so poco e nulla di letteratura e poesia americana, perciò, accademicamente parlando, il primo pensiero che mi ha colto sfogliando il libro è stato quello di chiedermi quanto fosse giusto categorizzare i 246 epitaffi contenuti nella raccolta come poesie. Testo originale a fronte, non trovo versi, non trovo giochi di suoni o accenti, trovo “solo” belle parole e bei giochi di idee, ma niente che rientri nella mia idea di poesia, fatta di versi composti (e sottolineo il concetto di “comporre”), che ritengo essenziale (un verso non si può semplicemente scrivere, bisogna costruirlo), ma magari in America si usa fare poesia in questo modo, che vi devo dire? d’altra parte anche categorizzare il tutto come una raccolta di epitaffi mi sembra riduttivo, considerato che il libro contiene delle vere e proprie voci dal passato: un turbinare di spettri che ti ruotano attorno e man mano si avvicinano a sussurrarti all’orecchio la loro storia, il loro tormento, le loro denunce e le loro esperienze di vita. Andrei così tanto fuori strada se li battezzassi come poemetti in prosa, memore de “Lo Spleen di Parigi” di Baudelaire? qualcuno mi illumini.
Andando avanti nella lettura sento l’irrefrenabile bisogno di segnare sull’indice, con un puntino, i brani che mi colpiscono di più e, così, senza quasi rendermene conto, finisco per segnarne oltre la meta (sarebbe stato meno faticoso mettere un puntino vicino a quelle meno interessanti), ma finisco per rendermi conto che anche i brani che ho “scartato” sono pregni di una sensibilita impressionante e che, se non sono stati capaci di raggiungermi direttamente coi loro contenuti, non avrebbero sicuramente mancato di raggiungere altri lettori con una sensibilita diversa dalla mia. Non sara mica un caso se, in 63 anni, l’Antologia di Spoon River ha raggiunto 80 edizioni, vendendo oltre 500.000 copie. Così inizio a chiedermi quanto fossero grandi il cuore e la mente di Edgar Lee Masters, per permettergli di confezionare uno scrigno di emozioni e sensazioni così pregiato e vario. Non trovo risposta, ancora una volta mi serve qualcuno che mi illumini.
E’ un gran libro, non potrei davvero dire altrimenti. Non fatevi pregare e procuratevi una copia, mi ringrazierete.

Concordo. Avevo credo 16 o 17 anni quando l’ho letto per la prima volta, e mi ha lasciato un segno. Non a caso, l’ho poi recentemente preso come spunto per un mio racconto pubblicato da Concepts di Arpanet, come sai.
Ciao, alla prossima
Euro
sai che non l’ho mai letto per intero. Conosco i classici brani da antologia.
Mi fido di te.
Vale la pena. E poi c’è il disco di De André (non al denaro, non all’amore né al cielo) che è una traduzione in musica stupenda, ma la conoscerai. Ha colto lo spirito anche senza tradurre alla lettera (per es. il violino del suonatore Jones diventa un flauto.
Ciao
Credo che Edgar Lee Masters volesse usare l’espediente del mistero della morte per svelare i segreti dei vivi. In effetti non esiste maschera migliore della morte per palesare la propria autenticità.
Per quanto riguarda il concept album di De Andrè citato da Euro è un esempio straordinario di come si possa partire da un’ispirazione artistica per creare qualcosa di complementare e indipendente allo stesso momento.
sono rimasta meravigliosamente turbata da questi versi con un ossimoro rendo l’idea …è dolcemente amaro.
w la poesia che ti apre il cuore….