Dornröschen
by waxen

La bella addormentata non ha un nome, non ha una data di nascita, non ha una provenienza o una nazionalità. Ha fattezze umane, ma di umano non le è rimasto quasi più nulla. Non ha più concezione di sé, né del mondo che le orbita attorno, non riesce ad esprimersi e non ricorda più cosa significhi interagire e comunicare con gli altri. Respira, sì, e ha contrazioni muscolari involontarie, ma non ha alcun mezzo per evadere da un limbo senza uscite, da un’esistenza labile e meccanica.
Senza volerlo assume forme trascendenti, diventa icona, emblema, simbolo, fino a transustanziarsi in un archetipo sopito nel bosco delle nostre coscienze: un’espressione cruda e diretta della più complessa natura umana, una figura retorica per descrivere la paura della morte.
Per lei si chiede il silenzio, ad alta voce.
L’ossimoro umano.
Per lei si chiede rispetto, si chiede comprensione, si chiede una forma di pietà che in pochi sanno provare, pur senza esser stati toccati personalmente dalla tragedia. Su di lei si farnetica, si approntano congetture, si scomodano i massimi sistemi politici, scientifici e teologici, in una bolla di opportunismo strumentale che disumanizza la realtà, trasformando ogni nuovo discorso in una punta d’arcolaio ancora più affilata.
Diciassette anni di sogni, o di quel che ne resta, nei quali il mondo sensibile si è allontanato, si è fatto distante, fuori dalla portata delle percezioni residue, assumendo un aspetto incomprensibile anche per chi, ancora, millanta il possesso delle proprie facoltà mentali. Diciassette anni di paure, speranze, angosce, isolamento: un periodo così lungo da far impazzire chiunque (e sono in tanti ad aver perso il lume, il senno, la ragione).
Il cibo, l’acqua, gli aghi delle flebo.
Il tempo che si ferma, quasi. Il tempo che rallenta limaccioso tra lenzuola d’ospedale e varechina, che si snoda tra bombole d’ossigeno e umidificatori, tra saliva, sangue e urina, per cento anni: così vuole la profezia, lasciando spazio ad un crudele attaccamento verso la vita altrui, al solo scopo di dare un senso alla propria, senza alcun intento altruistico, senza alcuna ricerca di un principe azzurro che possa spezzare l’incantesimo con un bacio, perché nessuno, mai, si era posto il problema, e adesso… il mondo che si incanta e non capisce, che oscilla inconsapevole tra ciò che non conosce e ciò che ha conosciuto mentre era distratto, che si scopre, con terrore, piccolo e impotente, incapace di baciare.
Così è il bosco a far sì che la bella addormentata trovi finalmente pace, che possa chiudere i suoi occhi con serenità, lasciandosi alle spalle ogni polemica, ogni frase avventata, ogni triste tentativo di carità pelosa, lontana dal mondo, lontana dagli uomini.
Il bosco sa che cos’è il silenzio.
Il bosco sa quand’è il momento di tacere.

Il bosco ha delle insidie nascoste e perverse che lavorano e divorano, “sotto”…