Distorsioni nello spazio-tempo.

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Ti ho vista seduta al tavolo della cucina. Portavi gli occhiali e avevi dei fogli davanti a te. Ci scribacchiavi con una penna.
- “Che fai?” – ti ho chiesto.
- “Conti”
- “Che conti?”
- “Dobbiamo pagare le tasse di quest’anno”
- “E i conti devi farli tu?”
- “In che senso?”
- “Non possiamo prendere un commercialista? uno che li faccia per noi”
- “Perché? so farlo da sola”
- “Certo che sai farlo da sola, ma…”
- “Senti, io sono quella brava a fare i conti, tu sei quello bravo a scrivere cazzate per far ridere la gente: torna a giocare coi tuoi amichetti, dai”
Mi capita di immaginare cose del genere quando me ne sto al buio, da solo.
- “Pensi a me che compilo la dichiarazione dei redditi o al fatto che ti possa reputare uno che scrive cazzate?”
- “No, pensavo che lo facevi per noi”
- “Non c’è noi”
- “Non c’è noi, ma mi piaceva quello che stavo immaginando. C’era un clima autunnale fuori dalla finestra, forse pioveva, sicuramente c’erano tante nuvole e un po’ di vento. Doveva essere tardo pomeriggio perché entrava poca luce dalla finestra. Avresti potuto accendere la luce per vedere meglio, ma a te piaceva stare in quella luce lì. E io venivo da un salotto più illuminato, ma sempre di luce naturale, bianco. E c’era un piccolo corridoio a dividere le due porte, leggermente sfalsate tra di loro, entrambe aperte”
- “E’ casa mia. E tu non ci sei mai stato…”
- “Già… non ci sono mai stato…”

gennaio 11th, 2010 at 07:35
forte Wax! tutto si può dire meno che scrivi cazzate…
gennaio 11th, 2010 at 09:15
una storia tristissima!
gennaio 11th, 2010 at 09:42
linkato sul mio blog!