Dal macrocosmo esteriore e dal microcosmo interiore.

by waxen

Era l’11 marzo del 2007 quando Marco Mazzanti mi intervistava per il suo blog. Ne era venuta fuori qualche riflessione ineressante che ripropongo… e ne approfitto per rinfrescarmi un po’ le idee.


Iniziamo con le presentazioni: chi è Gaspare Bitetto?

Giuro che non lo conosco. Quasi 24 anni che ci convivo e non mi sono fatto ancora fatto un’idea precisa su di lui. Credo sia coinvolto in una qualche cospirazione internazionale per la manipolazione delle coscienze tramite l’uso di messaggi subliminali all’interno di testi scritti.

Quando hai iniziato a scrivere?

Quando avevo sette anni mi capitò di sentire su un’audiocassetta (sembrano passati secoli da quando non c’erano i CD, e invece…) una registrazione di “Confessioni di un Malandrino”, di Angelo Branduardi. Inconsciamente mi piacque molto quella ritmica, così diversa da quella dei testi delle altre canzoni, e cercai di imitarla. Sai come si fa, si prende una canzone e gli si modifica le parole, per il puro gusto di scherzare. Solo più tardi scoprii che si trattava di endecasillabi. In un certo qual modo avevo preso confidenza con le tecniche della metrica classica, che poi ebbi modo di studiare, approfondire e modulare con maggiore coscienza. Alla fine i versi mi nascevano ad orecchio, non serviva nemmeno star lì a contare le sillabe metriche. Di vecchi lavori ne ho un mucchio, ma prendo le distanze da quasi tutti, visto che hanno, sì, la tecnica, ma mancano di spirito; di tanto in tanto li riprendo in mano e li modifico… i primi lavori seri sono arrivati quando sono riuscito a far conciliare l’apollineo e il dionisiaco, ma è un processo su cui sto ancora lavorando. Per la prosa il discorso è diverso, e potrei tranquillamente dire che in prosa non ho ancora nemmeno iniziato a scrivere. Sperimento, cercando di raggiungere l’equilibrio che voglio ottenere. E’ un costante divenire.

In Rimbombi mescoli poesia e narrativa, due strutture che in questo tuo libro si mescolano e danno luogo, a mio parere, ad un’opera piuttosto particolare. Parlacene un po’.

Si tratta di un prosimetro, tanto per dargli un nome. Nasce a tasselli, lungo tutto il periodo che va dall’inizio della guerra in Afghanistan, passando per quella in Iraq, fino ai bombardamenti israeliani in Libano e l’invio delle truppe ONU. E’ un racconto grottesco di guerra, visto con lo sguardo dei suoi vari protagonisti, sia aggressori che vittime; un racconto contro la guerra, ma senza l’intenzione di pontificare sui massimi sistemi che la determinano; si resta terra terra, si parla di uomini, di donne e di bambini. Prosa e poesia assieme perché è un’opera pensata per essere letta, declamata, portata all’orecchio di tutti, e la forma migliore era quella che potesse ricordare un concerto… il cantante parla tra una canzone e l’altra (la prosa) e poi canta la canzone (la poesia). Se c’è altro che vuoi sapere, chiedi pure.

La poesia è sicuramente più istintiva della narrativa. Tu cosa ne pensi? Qual è il tuo approccio con la poesia? E con la narrativa?

Non sono d’accordo. La poesia non è affatto più istintiva, richiede un lavoro d’intarsio ed una scelta di termini molto accurata. Purtroppo con gli anni la deriva non-formalista ha preso una piega pericolosa; chiunque scriva un bel pensiero mandando a capo le parole a casaccio crede di aver scritto una poesia. Non è così. Il mio approccio con la poesia si basa su due concetti molto semplici: il primo si limita a sottolineare come i versi non si scrivano, ma si compongano, e il verbo “comporre” la dice lunga su quanto lavoro ci sia dietro. Il secondo richiama una poesia di Charles Bukowski che dice: “When / the / spirit / wanes / the / form / appears” (Quando scompare lo spirito, appare la forma) e questo concetto serve a ricordarmi sempre come la poesia sia come un gioco di prestigio, si veicola attentamente l’attenzione del lettore usando i trucchi più svariati, ma non bisogna assolutamente farglieli scoprire. Se appare la forma, la magia collassa. Riguardo la prosa, quella sì che è istintiva. Si buttano giù i pensieri, poi si decide se modularli per accumulo o per sottrazione. Ognuno ha il suo stile, ma io, come ti ho detto, sulla mia prosa ci sto ancora lavorando.

Logos è il titolo del tuo ultimo libro di poesia. Perché questo titolo e perché l’immagine di corpi celesti in copertina?

Logos risale al 2005. Cronologicamente è precedente a Rimbombi, ma è stato pubblicato dopo. E’ un libro sulla natura umana, sugli ultimi sgoccioli di decadenza che stiamo vivendo. I tempi sono maturi perché inizi un nuovo capitolo. L’ho intitolato Logos perché, come quasi tutti i termini del greco antico, Logos è una parola pregna di significati. Logos è la parola, Logos è il principio divino, Logos è il ragionamento. Nel Logos si fonde sia l’alfa che l’omega. Mi sembrava il titolo migliore per un’opera del genere. I corpi celesti in copertina non li ho scelti io, sono stati scelti dalla casa editrice, credo a causa di alcuni riferimenti cosmologici contenuti in alcune poesie. Quando ero stato io ad ipotizzare una copertina per quel libro, prima che fosse pubblicato, avevo scelto un primo piano dl disco d’oro del Voyager su sfondo nero.

Progetti futuri?

Sto per terminare due opere da inviare alla ARPANet per la loro nuova edizione dell’iniziativa editoriale Concepts e sto lavorando ad altri tre libri (mi piace scrivere in parallelo). Da maggio dovrei nuovamente iniziare a tenere dei reading letterari presso l’Associazione Culturale Aqualung di Roma (San Lorenzo). Questi i progetti in atto e a breve termine. Per quelli a più lungo termine è troppo presto per parlarne.

Oltre ad essere scrittore sei artista. I tuoi quadri sono opere perlopiù realizzate con il computer. In quale dei tuoi lavori ti piacerebbe entrare?

La realizzazione al computer è una realizzazione di comodo, uso tecniche del tutto simili a quelle per la realizzazione su tela, senza dovermi preoccupare di pennelli e tubetti. Sono già dentro ad ognuno dei miei lavori. Ad ogni modo sono molto affezionato ai 4 quadri della serie “Bodies of Light” e a “Der Ubermensch”… sono fan del Nietzsche più puro, quello che nessuno ha tentato di strumentalizzare.

Se il mondo dovesse essere di un solo colore, questo colore quale vorresti che fosse?

Mi stai chiedendo qual è il mio colore preferito? Mi piacciono i colori al di sotto dell’infrarosso e al di sopra dell’ultravioletto. (e sei fortunato, perché in genere rispondo “Terra di Siena Bruciato”, per il puro gusto di veder strabuzzare gli occhi a chi mi sta davanti)

Riesci a conciliare impegni e tempo libero?

Impegno il mio tempo libero con degli impegni, per il puro gusto di liberarmene in tempo.

La tua ispirazione per poesia, scritti e quadri, da dove viene?

Dal macrocosmo esteriore e dal microcosmo interiore. E’ fondamentale sapersi guardare attorno tanto quanto sapersi guardare dentro. Alle volte una poesia nasce da un grande evento, altre volte nasce da un gatto che sonnecchia. Mai sottovalutare l’importanza che le piccole cose possono avere nella vita.