feb
08
2010
2

La vita è un valore.


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“La crisi economica rende più drammatiche la povertà e le diseguaglianze sociali”. Lo ha affermato oggi Benedetto XVI, in una lettera al suo commercialista.

Nei giorni scorsi, il Papa aveva lanciato due appelli per la salvaguardia dei posti di lavoro e per una maggiore “responsabilità sociale” da parte delle imprese. Adesso sta aspettando che il suo cane glieli riporti indietro.

Il nuovo monito di Ratzinger arriva in concomitanza con la Giornata per la Vita, indetta dalla Cei, sul tema: “La forza della vita, una sfida nella povertà”. La vostra.

Benedetto XVI ricorda che “Il fine dell’uomo non è il benessere, ma Dio stesso”, e per entrambi ti serve una Mastercard.

(“Il fine dell’uomo è Dio stesso”. E’ buffo che abbia ancora problemi con gli articoli determinativi)

“Nessuno”, continua Ratzinger, “è padrone della propria vita, ma siamo tutti chiamati a custodirla e rispettarla”. P.S.: la chiamata è a carico del destinatario.

Scritto da Gas in: Contributi per Spinoza | Tag:, ,
feb
05
2010
2

30 punti in testa.

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Pronto il decreto per il permesso di soggiorno a punti. Se ne raccogli abbastanza puoi diventare xenofobo anche tu.

A presentarlo saranno i ministri dell’Interno e del Welfare. Ancora incerta la presenza di Morgan.

(Chi è che lo firma? Maroni e Sacconi. Non poteva che essere una riforma del cazzo)

Secondo il decreto, chi farà richiesta di permesso di soggiorno dovrà sottoscrivere un accordo per l’ integrazione con una serie di doveri da adempiere, l’ultimo dei quali è la resa incondizionata.

Agli immigrati sarà richiesto di imparare la costituzione e la lingua italiana: insomma, i soliti lavori che non vogliamo più fare.

Si potrà ottenere il visto totalizzando 30 punti. Se ne hai di meno sei un clandestino, se arrivi a 40 hai in omaggio una pentola a pressione.

(se non ce la fai da solo, puoi chiedere a qualche tuo amico di regalarti i suoi punti)

Maroni: “Ti suggeriamo le cose da fare. Se le fai ti diamo il permesso di soggiorno, se non le fai significa che non vogliamo integrarti”.

Sacconi ha sottolineato  i diritti ed i doveri dell’immigrato: “Oltre alla conoscenza della lingua, saranno necessarie l’iscrizione al servizio sanitario nazionale, 12 anni di educazione di base e trasparenza nei contratti abitativi”. “Cazzo” – ho pensato – “Per fortuna che gli immigrati non siamo noi!”

Scritto da Gas in: Contributi per Spinoza | Tag:,
feb
03
2010
2

La Dismissione.

In un periodo di profonde tensioni sociali come quello che stiamo vivendo, nel quale il lavoro è diventato un lusso che sempre più spesso uccide, piuttosto che nobilitare, c’è una piccola raccolta di poesie che non potete mancare leggere: “La Dismissione”, di Fabio Orecchini. Fatelo vostro, basta soltanto un click.

Parlare di poesia non aiuta la poesia, e di questo sono pienamente convinto. Parlare a chi legge, invece, è un atto quasi dovuto, specie nei confronti di chi, per la prima volta, si avvicina ad un testo che ha molto da dire e, con coraggio, accetta la sfida di addentrarsi nel microcosmo fondato sulle sue pagine per raccoglierne i piccoli tesori nascosti.

Esiste, ormai, tutta una serie di presupposti linguistici e sociali che permettono di vivere l’esperienza di un’opera passando direttamente attraverso il suo autore, senza la necessità di ripulire reperti polverosi, innalzando ipotesi su pensieri espliciti evidenti o su significati nascosti tra le righe, tra le parole, nelle parole. Disquisire su qualcosa che vive di per sé a chi giova? a cosa giova? (questo è particolarmente vero nel caso in cui ci si trovi ad esplorare componimenti ancora giovani, liberi dallo strato di polvere che ricopre produzioni più datate). A che pro leggere queste righe, dunque? semplice: esistono casi sporadici (pochi, ma di livello) in cui il quid letterario diventa particolarmente peculiare e adatto a palati più avvezzi a determinati canoni di gusto; in questi casi diventa utile offrire al lettore una lente d’ingrandimento che lo aiuti a godere al meglio non solo dei contenuti dell’opera in questione, ma della loro forma espressiva che, per quanto se ne possa dire, non è mera tecnica, ma abnegazione nei confronti di un risultato. Esprimere un pensiero è qualcosa alla portata di tutti, esprimerlo in modo tale da farlo arrivare esattamente per come è nato, molto meno. Poesia non è dire qualcosa e mandarla a capo a casaccio: il verso non si scrive, ma si compone.

La Dismissione raccoglie in sé un’allettante quantità di strati di lettura, in ognuno dei quali ogni parola pesa come un macigno intelligente, mirato a colpire bersagli precisi della corteccia cerebrale, oscillando nelle anse più anguste del metalinguaggio. Il timbro e il ritmo si fanno verbo, le parole si sublimano nella sonorità; ci si trova di fronte melodie senza musica in cui le vibrazioni nascono dal concetto e su di esso fanno eco, rimbalzano, riverberano e si dissolvono di schianto, sdrucciolando e polverizzandosi come Eternit (con effetti similari), generando un impianto stilistico profondamente neo[n]estetico, sia per il lessico che per la sintassi, sia per i temi coinvolti che per il modus narrandi.

Si dimentichi la foresta di simboli, la percezione e la rielaborazione: in queste pagine domina la crudezza del significato e dell’uso che se ne fa, nient’altro. Nessun trabocchetto sinestetico (a meno di non voler considerare la sinestesia nella sua accezione più strettamente psicologica). Se il corpo diventa corpo[razione], lo fa per estroflessione naturale e non per chissà quale lambiccamento, se il [colla[ge]ne] attua linguisticamente l’equivalente della fusione a freddo, lo fa per realizzare fisicamente l’accostamento di tasselli mentali scorrevoli, a scomparsa, e non [solo] per stuzzicare curiosi accostamenti semiotici. È la lingua che si adegua al mondo che descrive, rinascendo dalle sue stesse ceneri e schivando i Rifiuti Solidi Urbani che la circondano. Unica tecnica possibile: Voltare Pagina, fino a raggiungere una Deflagrazione Interiore di struttura inquietantemente sindonica.

Ma meglio non andare oltre, almeno per ora.
Semplicemente.
Voltate pagina.

Gaspare Bitetto

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feb
02
2010
2

Wii Will Rock You

Vid.1: Non tutta la tecnologia vien per nuocere.

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- “Ehi, fra due settimane è San Valentino!”
- “Sì, lo so…”
- “E pensi di regalare qualcosa alla tua ragazza?”
- “No, non credo. O magari le prendo una Wii, con Wii-Fit e la Balance Board”
- “Cos’è, pensi che sia grassa?”
- “No no, penso che sia bòna”

Scritto da Gas in: Pillole, Video | Tag:
gen
31
2010
7

Lentamente.

feat. Giorgia

E’ accaduto di nuovo. Ha sbattuto la porta urlando il suo rancore, l’odio che prova per le mie insicurezze, lasciandomi dietro (figura di sfondo, lontana anni luce dalla sua sbronza da pub)

In lacrime, seduta a terra, rimugino il mio risentimento e il mio amore per lui, bagnando di lacrime il parquet e aspettando il suo docile ritorno, perché quando ritorna con l’alcol che gli scalda le vene e gli annebbia la mente è dolce come un bambino che cerca il seno della mamma, per sfogarsi e addormentarsi.

È dolce. Mi chiede scusa. Prende il mio volto tra le mani e, nonostante la debole resistenza che l’orgoglio mi impone di compiere, mi bacia, forzando un poco le mie labbra serrate che si schiudono come petali al calore della primavera. Cerca la mia lingua con la sua ed inizia la danza già tante volte eseguita, in un rituale magico che ci riappacifica, e nel suo sapore rivivo la sua serata passata al bancone del pub.

Sento il sapore fresco della birra che si mischia a quello forte del whisky, che a lui tanto piace, e che a me disgusta. Sento il suo alito che sa dell’ennesima sigaretta fumata nervosamente, sulla strada del ritorno a casa, del ritorno a me e al mio volto, rigato dalle lacrime.

Ci baciamo a lungo, lentamente: è il nostro modo di calmarci, di dimenticare l’ennesima incomprensione, ma ai suoi baci la mia bocca non basta. Si spostano rapidi, sul collo, e la pelle si copre di brividi, e scopre una nuova sensibilità. Mi lascio baciare senza opporre resistenza. Mi vuole come una bambola nelle sue mani. Gli piace baciarmi e toccarmi. Mi impedisce di fare altrettanto con lui: vuole farmi impazzire mentre desidero l’odore della sua pelle, e i suoi baci mi percorrono il corpo.

Non ha bisogno di chiedere, sa dove deve andare. Assaggia i miei seni, li morde (sa che lo detesto ma continua a farlo), li racchiude tra le sue mani che si fanno scrigno. È dolce la sensazione di essere nelle sue mani: roba sua, una parte di lui… ma, improvvisamente, la sua protezione fa male, diventa vendetta, come se volesse punirmi per le urla e il pianto che hanno preceduto questo ardente momento.

Mi spoglia in fretta e mi ritrovo nuda di fronte a lui, ancora completamente vestito. Mi vergogno perché il suo sguardo mi indaga, mi osserva come uno strano insetto a cui un bambino sta per staccare una zampetta.

Reagisco, lo bacio, gli lecco la faccia e sento il suo sapore, la barba pungere la mia lingua e poi il suo collo: liscio, sudato, sa di sale e mi fa impazzire. Cerca di allontanarmi da lui, vuole condurre il gioco, ma sono molto più tenace e so come farlo arrendere a me.

Inizio a spogliarlo per metterlo sul mio stesso piano: entrambi nudi sembriamo gli unici sulla terra. ed ogni volta è una scoperta. Il corpo muta a seconda dell’intensità della luce ed è sempre un esplorare senza metà, alla scoperta di angoli nascosti, preziosi per il piacere.

Lo accompagno sul divano. Docile come un agnellino si lascia guidare mentre io scivolo tra le sue gambe cercando il suo sapore, illudendomi che sia da sempre una mia esclusiva, allontanando dalla mente il pensiero di tutte le donne che, prima di me, hanno costellato la sua esistenza. Ma è lui che mi ferma. Prende la mia testa tra le sue mani e mi bacia nuovamente. Ci alziamo e ci abbracciamo. Mi solleva, ed ogni volta resto sorpresa della sua forza. Mi adagia sul divano e, per lunghi istanti, resta a guardarmi come incantato, come si guarda un quadro impressionista, alla ricerca di quella magia che rende unica l’unione di migliaia di piccoli tratti di colore.

Mi dice che sono bella, che lo eccito e che mi desidera. Dovrà attendere.

Gli afferro la mano e lo faccio stendere su di me. Mi bacia, mi bacia, mi bacia e mi accarezza le gambe, e le sue mani si fanno sempre più intime. Sono sua.

Mi sciolgo tra le sue dita e il mio sapore lo attira. Mi assaggia lentamente, mentre io sospiro, gemo, e adesso sono io a desiderarlo, a volerlo sentire, finalmente mio. Però è lui che si nega, quel tanto che basta ad aumentare il nostro desiderio di diventare un essere unico.

Lo lascio entrare in me, lentamente. Voglio sentire ogni istante di questa unione: sentirlo mio, illudermi di poterlo legare a me in questi attimi che sembrano sempre troppo brevi. Voglio guardarlo negli occhi mentre scivola sempre più a fondo nel mio corpo, ed è in quei momenti che il mio cuore accelera e al contempo smette di battere. Voglio ascoltare ogni suo respiro, sentire il suo odore mescolarsi ai miei sospiri sempre più forti, sentirlo cosa viva dentro me per poi abbandonarci insieme all’estasi che ci travolge, lasciandoci sfiniti, sudati, ma ancora uniti e felici su quel divano che ci ha visto lottare… e danzare insieme.

Scritto da Gas in: Racconti | Tag:, ,

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